Concetti Privi di Costruzione

Blind - Paul Strand
Nelle pieghe più profonde delle nostre menti sembrano trovarsi primitive concettuali fondamentali, con cui costruiamo i nostri pensieri e modelli del mondo. Queste primitive includono, ad esempio, concetti come spazio, tempo, numeri minori di cinque, lunghezze, distinzione fra il continuo e il discreto, distinzione fra una cosa in generale e un caso in particolare, e così via. Da queste primitive, utilizzando analogie e metafore, deriviamo tutta la nostra conoscenza analitica del mondo. Ecco perché le analogie e metafore rivestono un ruolo così centrale nel linguaggio e nel pensiero – ci danno la possibilità di costruire oggetti nuovi, isomorfi alle strutture formate da questi primitivi.
Immaginiamoci ora che esistessero primitive a cui noi “manca”. Diciamo, che, ad esempio, non potessimo distinguere fra il continuo e il discreto. In questo caso, non saremmo stati in grado di concepire l’idea fondamentale dell’infinito da cui segue l’analisi.
Il problema che vorrei porre oggi è: come possiamo essere certi di non essere privi di alcune di queste primitive? Cosa significa che ci potrebbero essere delle verità della nostra realtà che sono inaccessibili da noi animali con un insieme limitato di concetti potenziali. E, inoltre, se è possibile l’esistenza di un mondo in cui manchiamo dei concetti basilari per l’infinito: come facciamo a sapere di non trovarci in un mondo in cui manchiamo concetti ben più importanti per una conoscenza completa del nostro universo?
In matematica, ad esempio, avere una conoscenza completa e intuitive di una cosa significa che può essere ridotta ad oggetti comuni. (Tipicamente, nei casi in cui l’oggetto di studio sia sufficientemente astratto, può essere ridotto a più di una configurazione di oggetti che quando messi insieme condividono una data struttura). Questo è precisamente cosa intendo quando dico che ogni nuovo oggetti di studio viene compreso mediante analogia e metafora con altri oggetti e relazioni già conosciute. Per cui, se da ogni oggetto concettuale si riesce a costruire una decomposizione in altri oggetti, allora ne esisteranno un insieme assiomatico di primitive non derivate. Infatti, sfogliando un dizionario troverai che ogni per ogni lemma, la sua definizione è data come distinzione da o relazione con un altro lemma. Per esempio:
- Sedia
- mobile su cui può sedersi una sola persona
- Sedere
- stare con le parti posteriori del corpo posate sopra un appoggio qualsiasi
- Appoggiare
- accostare una cosa a un’altra che le serva di sostegno
- Sostenere
- Tenere sollevata una cosa o una persona sopportandone il peso dal di sotto:
- Sopportare
- reggere su di sé
- Reggere
- sostenere diritto o verticale, in piedi, riferito per lo più a persone
Ma già, qui siamo caduti in una catena di sinonimi, finendo in una recursione. E dando un po’ di pazienza alla Treccani, non vedo come dovrebbero fare ad evitare questa situazione. Sembra proprio innata nella costruzione (o, detto meglio, mancanza di costruzione) di questi concetti. L’unico altro modo da definire una parola come reggere senza servirsi di un suo sinonimo sarebbe di definirlo in quanto è l’opposto di un suo contrario, che con questo stesso ragionamento ci riporterà da un sinonimo di reggere.
In vista di tutto ciò, la prima cosa da domandarci è riguardo l’origine di questi oggetti privi di costruzione. Dunque, da dove sorgono questi concetti? Pare chiaro che certi siano semplicemente innati (ad es. la giustizia, i numeri minori di cinque, in generale rispetto al caso specifico ecc) mentre altri dello stesso calibro concettuale devono essere ottenuto tramite i sensi (visto che, per definizione, se un concetto sia derivato da un altro concetto, allora non poteva essere una primitiva fin dall’inizio).
Di conseguenza, tutti i concetti primitivi “non-basilari” sono, molto probabilmente, derivate mediante qualche forma di esperienza. In altre parole, per uscire da questo groviglio di recursione, l’unica cosa che possiamo fare per parlare di certi oggetti è di toglierci dal regno del logos e semplicemente gesticolare verso l’oggetto di esperienza nel regno dei sensi. Non è poi così sorprendente se pensiamo a quanto sarebbe inutile spiegare il rosso ad una persona nata cieca – nessuna quantità di definizioni, spiegazioni sulle onde luminose o analogie con il calore riuscirà a produrre l’esperienza del rosso nella sua mente. Al massimo, il nostro linguaggio e i nostri ragionamenti potranno circondare indefinitamente una primitiva.